E la chiamano flessibilità…

Viviamo in un mondo dove tutto è incerto, precario, difficile, in salita… siamo in continua competizione per sopravvivere. Devo ammettere che la mia visione è alquanto negativa, ma mi ammetto solo ora di quanto sia un mondo difficile. C’è sempre troppo poco di tutto e siamo sempre troppo tanti. Per natura non sono una persona competitiva o agonistica (spero si dica così), non vivo la mia esistenza nel tentativo di vincere la mia sfida quotidiana nei confronti degli altri; anzi me ne sono sempre stata abbastanza tranquilla nel mio brodo, sicura che avrei avuto il mio angolino nel mondo… Per fare un esempio non ero di quelle che a scuola si sbracciava per alzare la mano… Di solito combatto solo con me stessa, nel senso che se mi prefiggo una cosa, bè vado fino in fondo, ma ci tengo a dire che è una lotta con me stessa e stop. Invece solo ora capisco che è difficile ottenere quel pezzetto di mondo e bisogna combattere contro gli altri… e gli altri sono super competitivi, quasi incazzati.
Su questa terra, siamo di passaggio e precari. Ci sono poche certezze. Pertanto in un mondo di cose insicure ci sforziamo di trovare qualcosa che ci ancori da qualche parte, che sia un punto di riferimento, qualcosa che sia fermo e ci dia una sensazione di sicurezza… Allora, una volta la maggiore sicurezza poteva essere il lavoro, ma di questo tempi i politici ci vendono  la flessibilità, che invece è diventata una precarietà che ti obbliga a dipendere dai genitori a vita, che non ti permette di fare programmi… Che tristezza…
Oppure cerchiamo certezze nell’amore che per natura è instabile. Vedi certi matrimoni dubbi. L’amore, gli anelli, i regali di nozze diventano strumenti indispensabili per rassicurarci che ci sarà sempre una persona accanto. Perchè, diciamocela tutta è più facile stare in due che da soli…
Oppure nei figli, a cui possiamo dare certezze se non ne abbiamo neppure per noi stessi?? Domanda retorica.

E la chiamano flessibilità…ultima modifica: 2008-09-12T21:45:13+02:00da sciarpina2
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Un pensiero su “E la chiamano flessibilità…

  1. Ciao. Grazie per questi post sinceri e spontanei. Non ti conosco ma da qualche tempo seguo le tue “avventure” sul blog e mi sentivo di lasciare un commento per dirti grazie.
    Anche io vivo in Gran Betagna e capisco bene quello di cui parli, il bello e il bruto di essere uno piccolo italiano in mezzo a questo caos frenetico.
    Io non esco con gli italiani di solito e anzi, non ne conosco nemmeno uno qui, ma se ti va un giorno sarei felice di offrirti una cioccolata:) (anche perche mi sto dimenticando l’italiano e mi piacerebbe fare due chiacchere capendo proprio tutto)
    Mattia

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